venerdì 12 marzo 2010

L’Iran tra autoritarismo e anti-sionismo

Dalla Rivoluzione Islamica del 1979 in Iran ben poco sembra essere cambiato:
si è passati da una monarchia assoluta, con caratteristiche fortemente autocratiche proprie di un regime totalitario, a una repubblica islamica teocratica e decisamente autoritaria.

Se, infatti, prima della Rivoluzione il potere veniva gestito in maniera totalitaria dallo scià di Persia, subito dopo venne messo nelle mani della Guida Suprema ( attualmente l'Ayatollah Ali Khamenei) che, affiancata dal Consiglio dei Saggi e dal Presidente, diede vita a una leadership complessa: un gioco di poteri e contropoteri costituiti in modo da assicurare al regime teocratico completo controllo, pur lasciando margini di dissenso all’interno delle varie interpretazioni della Rivoluzione (frase tratta da Iran, quo vadis, bimestrale della fondazione Farefuturo diretto da Adolfo Urso, Iran, quo vadis).

Secondo il presidente israeliano Simon Peres «l’Iran dovrebbe essere bandito delle Nazioni Unite». Queste sono infatti le parole pronunciate dal presidente israeliano nel corso del suo incontro con il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden in visita a Gerusalemme, avvenuto il 9 marzo.
Secondo il presidente Peres alle sanzioni economiche imposte nel corso degli anni (soprattutto per via della politica di proliferazione nucleare del regime Iraniano, e per gli aiuti economico-militari forniti dal regime ad associazioni ritenute terroristiche dagli Stati Uniti e da alcuni stati europei) andrebbero aggiunte delle sanzioni di carattere morale, dal momento che il presidente Iraniano Ahmadinejad sempre secondo Peres «non può al tempo stesso essere membro delle Nazioni Unite e invocare la distruzione di Israele. Bisogna metterlo al suo posto. Non può continuare ad andare in giro come un eroe».


Il presidente Ahmadinejad
Perché il Presidente Ahmadinejad e la Guida Suprema Ali Khamenei, continuano a invocare la distruzione dello Stato di Israele?
Perché si tenta di giocare ogni volta la carta della distruzione del regime Sionista, come viene definito dal presidente Iraniano?

Il governo, nella persona del conservatore Mahmud Ahmadinejad, infatti, non perde occasione di citare la presunta lobby sionista che terrebbe sotto scacco i principali governi e governanti occidentali, primi fra tutti gli Stati Uniti e la Germania (il cancelliere Angela Merkel è stato accusato di essere sotto influenza della lobby sionista per aver condannato la proliferazione nucleare in Iran).

Beh, questa strategia, perché di questo si tratta, fa parte di una delle caratteristiche che stanno alla base di un regime autoritario (vedi post Quando un regime può essere definito autoritario), ovvero la creazione di un nemico comune, un avversario “chiaro”, descrivibile, ma possibilmente non ben identificabile. E se in Iran questo nemico comune all’interno è rappresentato dalle opposizioni e da coloro che non rispettano la shari’a, la legge di Dio, sul fronte esterno è rappresentato dal sistema sionista (così definito dal presidente Iraniano) dello Stato d’Israele e dalle cosiddette lobby ebraiche. La scelta delle parole del presidente Ahmadinejad è significativa: si accusa un’ipotetica lobby ebraica (collocata non si sa dove e composta non si sa da chi), la si definisce sionista (giusto per far ritornare alla mente del popolo il contenuto di quel “meraviglioso” esempio di falso storico chiamato Protocolli dei Savi di Sion, dato ogni anno alle ristampe in Iran), dopodiché s'invoca la distruzione di un paese democratico, membro delle Nazioni Unite, chiudendo il cerchio, ovvero facendo coincidere l’ideologia con lo spirito nazionalistico, gli avversari ideologici (la lobby sionista) con gli avversari reali (lo Stato d’Israele).

In questo modo si ha la possibilità di creare consensi tra coloro che sono contrari alla politica estera d’Israele pur non essendo antisionisti (persino alcuni ebrei ortodossi sono favorevoli alla distruzione dello Stato d’Israele, e concordano con il presidente Ahmadinejad riguardo le sue tesi negazionistiche) e tra coloro che invece credono fermamente nell’esistenza di un’organizzazione sionista mondiale che controllerebbe banche, società e governi, e sentono la necessità di una difesa da parte dello Stato.
video
                                                             Rabbi Weiss, antisionista.
                                                                Tratto dal film Religulous, Larry Charles (2008)


I consensi al regime sono la vera chiave di volta, ed è per questo che le affermazioni del presidente Ahmadinejad hanno toni sempre più aspri, sia per quanto riguarda il nemico Israele, sia per quanto riguarda le rivendicazioni in campo nucleare; consensi che però trovano un ostacolo nel movimento giovanile di protesta delle opposizioni riformiste, la cosiddetta Onda Verde.

L'Onda Verde
Ma se un giorno queste proteste che oggi vengono regolarmente represse dai pasdaran, le Guardie della Rivoluzione, dovessero riuscire a portare al governo un leader riformista moderato, la situazione cambierebbe realmente oppure il sistema manterrebbe la sua essenza autoritaria? Si vedrebbe davvero la rinuncia a un modello teocratico con legge Coranica in favore di un sistema più democratico?

A parer mio, attualmente non ci sono le condizioni per pensarlo; Israele e gli Stati Uniti sembrano averlo capito, tant’è che non appoggiano apertamente il leader riformista Mohammad Khatami, uno dei maggiori oppositori. Quello che si dovrebbe fare come cittadini Europei (e non solo) è fornire solidarietà ai giovani iraniani, una solidarietà apolitica in favore del diritto alla libertà. Ben vengano invece le sanzioni da parte degli stati; quello che si richiede però è una pressione effettivamente internazionale. Proprio per questo la richiesta del presidente Peres di escludere l’Iran dalle Nazioni Unite (richiesta dunque rivolta indirettamente agli stati che ne fanno parte) mi sembra doverosa e quantomeno logica.

La strada verso la democrazia in Iran è ancora molto lunga, ma di certo nella popolazione giovane, figlia di Internet, i vecchi proclami propagandistici e anti-sionistici utilizzati ancora oggi da Ahmadinejad sembrano funzionare sempre meno.

3 commenti:

  1. è un punto di vista nuovo per me. ma essere antisionisti implica necessariamente essere negazionisti dell'olocausto?

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  2. No, non credo. Il negazionismo è un passo oltre, uno strumento in più per la propaganda che mira a creare un'ideologia o, perlomeno, un pensiero comune. Ho postato il video del rabbino ortodosso perchè è un documento interessante: insomma, un ebreo che oltre a essere antisionista, per motivi ideologici legati alla sua visione religiosa, è anche negazionista, fa riflettere.
    Forse è effettivamente facile passare dall'antisionismo al negazionismo, e questo non può che essere uno strumento pericoloso, soprattutto nelle mani di un leader carismatico.

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  3. come hai detto la cosa fondamentale da fare per qualsiasi regime autoritario è trovare un nemico da odiare visceralmente, e se devi odiare profondamente devi anche rimuovere l'idea che il tuo nemico possa essere -o essere stato-vittima innocente.
    io non sono per nulla filoisraeliana(mi spiego meglio, non approvo la politica estera d'Israele e non augurerei nemmeno alla persona che odio di più di trovarsi a Gaza al di qua del muro), ma tuttavia disapprovo anche Ahmadinejad per la sua concezione malata di governo e perché, molto banalmente, utilizza la sofferenza di altri musulmani e non suoi "sudditi"(i palestinesi)per fini assai poco trasparenti.
    chi fa negazionismo deve essere confutato duramente, e se incita all'odio imprigionato. il problema è cosa faremo quando morirà l'ultimo degli internati. :( :/

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